Orchestra del Teatro Olimpico

Orchestra del Teatro Olimpico

direttore: Alexander Lonquich

clarinetto solista: Tommaso Lonquich

Kurt Weill, Suite da “Die Dreigroschenoper”

Morton Gould, “Derivations for Solo Clarinet and Dance Band”

Igor Stravinskij, “Ebony Concerto”

Darius Milhaud, “La Création du monde”


L'Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza torna “a casa” – lunedì 14 maggio – con un raffinato concerto appositamente pensato dal direttore principale Alexander Lonquich per il cartellone 2018 di New Conversations - Vicenza Jazz.

Il programma della serata affianca quattro autori della prima metà del Novecento che grazie alla loro spiccata versatilità furono capaci di spaziare con grande successo dal sinfonismo classico al musical, dal balletto alle musiche per il grande schermo, muovendosi spesso e volentieri ai confini del jazz.

Il concerto si aprirà con la Suite da “Die Dreigroschenoper” di Kurt Weill. Poco dopo l'enorme successo ottenuto dalle prime rappresentazioni dell'Opera da tre soldi, frutto del felice connubio artistico con Bertolt Brecht, nel gennaio del 1929 Weill sintetizzò in una Suite di otto movimenti i 21 numeri dell'opera. Musicista di formazione classica (era stato uno dei migliori allievi di Ferruccio Busoni), negli anni giovanili Weill entrò in contatto con il jazz bohemien che negli anni Venti muoveva i suoi primi passi negli ambienti musicali berlinesi, subendone una forte attrazione. Più tardi, quando si trasferì negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziste, Weill abbandonò per sempre la musica d'arte di matrice europea e scrisse esclusivamente per Broadway e Hollywood.

Il brano successivo proposto dalla OTO, Derivation for Solo Clarinet and Dance Band, nasce un quarto di secolo più tardi in un contesto completamente diverso. Morton Gould – un Grammy Award alla carriera e un Pulitzer Price for Music – lo compose nel 1955 per il grande Benny Goodman e la sua band. Articolato in quattro brevi movimenti (Warm-up, Contrapuntal Blues, Rag e Rideout), Derivations è chiaramente ispirato alle atmosfere newyorkesi anni Cinquanta e forse proprio per questo il coreografo George Balanchine lo utilizzò per il balletto Clarinade che il New York City Ballet portò in scena nel 1964.

La curiosità per il jazz contagiò anche Igor Stravinskij, che nel 1946 diede alle stampe il suo Ebony Concerto, pezzo per clarinetto solista e una jazz band composta da 5 sassofoni, 5 trombe, 3 tromboni, clarinetto basso, corno, pianoforte, arpa, chitarra, contrabbasso e percussioni. Dedicato a Woody Herman, altro grande clarinettista e bandleader, l'Ebony Concerto è un vero e proprio ‘concerto grosso per orchestra jazz’ con un tempo lento centrale che si ispira allo slow del blues. Nella parte solistica di questo pezzo Alexander Lonquich ha voluto al suo fianco il figlio Tommaso, clarinetto solista dell'ensemble danese “MidtVest” e membro della Chamber Music Society al Lincoln Center di New York.

Chiude la serata Darius Milhaud, altro musicista classico dalle ampie vedute: basti pensare che fra i suoi tanti allievi ci sono personaggi come Dave Brubeck, Burt Bacharach, Philip Glass e Iannis Xenakis. Di Milhaud la OTO interpreta La création du Monde nella versione per piccola orchestra andata in scena per la prima volta a Parigi nel 1923. La création du Monde è uno degli esempi più significativi di come le suggestioni del jazz primitivo furono in grado di influenzare anche la sensibilità dei musicisti di matrice classica.


Concertista da oltre 40 anni (era il 1977 quando, a soli 17 anni, si impose al Concorso Casagrande di Terni), Alexander Lonquich è un pianista e direttore fra i più ispirati della sua generazione. Fra coloro che hanno favorito la sua luminosa carriera spicca il nome di Sándor Végh e della sua Camerata Salzburg, prestigioso complesso con il quale Lonquich continua ad esibirsi regolarmente nella duplice veste di direttore e solista. In questo ruolo, negli ultimi anni, si è esibito con l’Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Mahler Chamber, la Filarmonica della Scala, l’Orchestre des Champs Elisée e l’Orchestra da Camera di Mantova, con la quale ha sviluppato un percorso di approfondimento critico dei concerti di Mozart.

Dal 2011 Lonquich collabora come direttore-solista con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e nella stagione 2015/16 è stato artist in residence presso la NDR Elbphilharmonie Orchester. Nel 2017 la critica musicale italiana gli ha attribuito per la seconda volta il “Premio Abbiati”.

Lonquich vanta una notevole discografia, con incisioni per EMI e, in tempi recenti, per ECM.