Recensioni - Camille Bertault Trio

Recensioni - Camille Bertault Trio
Il panorama musicale vicentino è uno dei più floridi del Veneto e la felice collaborazione tra il festival Thiene Musica 2018 – New voices, New feelings e l’affermato New Conversations – Vicenza Jazz giunto ormai alla XXIII edizione, giovedì 10 maggio ha ribadito la vocazione artistica di questo territorio.

A salire sul palco dell’Auditorium Fonato di Thiene a celebrare questo connubio e stupire il pubblico con i suoi virtuosismi vocali, è stata Camille Bertault accompagnata al pianoforte da Fady Farah e al contrabbasso da Christophe Minck.

La giovane cantante francese è venuta artisticamente alla luce nel 2016 grazie ai social network. La sua fortuna, come accade assai di rado in questi casi, è però supportata da un grande talento. Nel video divenuto virale che la portò alla ribalta, Camille ripropone con la sola voce il celebre assolo di sassofono di Giant Steps di John Coltrane, inutile soffermarsi sulle difficoltà tecniche implicite in questo gesto.
E così nel giro di un paio d’anni questa giovane ragazza, respinta nel 2015 ad un esame del Conservatorio di Parigi, inizia a girare l’Europa con la sua voce e il suo talento. Alle reticenze dei critici che pur riconoscendone le innate capacità, attendevano una prova di maturità artistica, Camille Bertault risponde quest’anno con l’album Pas de Géant (“passi da gigante” o “giant steps” in inglese). Con questo lavoro il trio mostra di avere tutte le carte in regola per scrivere interessantissime pagine nel grande libro del jazz che verrà.

A dimostrarlo con forza è stato il concerto di giovedì sera, che ha attirato un pubblico eterogeneo composto da giovani, meno giovani, semplici appassionati ma anche studenti e musicisti dell’adiacente Istituto Musicale Veneto, tutti accorsi per sentire dal vivo ciò che il web prometteva essere un’esperienza memorabile. E il Camille Bertault Trio non ha deluso nessuno a giudicare dagli scrosci di applausi, dai volti compiaciuti e dai commenti sussurrati dal pubblico mentre abbandonava la sala a fine serata.

Non poteva che essere un successo con una performance che si è protratta oltre i novanta minuti, ma che sono sembrati volare. Tutto merito dei ritmi trascinanti delle composizioni del trio, dell’importante presenza scenica della piccola francese ma soprattutto della sua voce. Una voce che sa sussurrare, graffiare, impennarsi con vigore e saltellare (o cinguettare, ricordando il soprannome di un altro pilastro del jazz, Charlie Parker) tra le note del pianoforte, rincorrere gli assoli del contrabbasso per poi posarsi, ma solo per un istante, nella quiete che separa un brano dal successivo. 
L’ecclettismo estremo che Camille ha poi saputo dimostrare con le sue composizioni originali, spaziando da brani delicati come Winter in Aspremont, a reinterpretazioni del repertorio classico con Goldberg, fino a riproporre sulle note del già citato assolo di Coltrane, i propri passi da gigante con Là où tu vas, dimostrano una ancora una volta come questa artista abbia un talento immenso che tra i giochi in cui sperimenta le proprie possibilità, saprà trovare la propria via.

Sebastiano Cazzoli

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