Recensioni - Dado Moroni & Darryl Hall Duo - Enrico Pieranunzi Quartet feat. Seamus Blake

Recensioni - Dado Moroni & Darryl Hall Duo - Enrico Pieranunzi Quartet feat. Seamus Blake

Con la quinta giornata di festival, il 15 maggio il Vicenza Jazz è giunto esattamente a metà del proprio tabellone. A coronare il successo fin qui raggiunto con teatri sempre pieni e una partecipazione straordinaria agli eventi organizzati nei locali, nei palazzi e nelle piazze della città, sul palco del Teatro Olimpico si è potuto assistere ad un doppio set che descrivere a parole può essere difficile.

Artefici e protagonisti della magica serata sono stati il duo del pianista Dado Moroni con Luca Bulgarelli al contrabbasso, seguito dal quartetto di Enrico Pieranunzi (pianoforte) con Seamus Blake (tener sax).

Per dovere di cronaca va ricordato che nel primo set, a duettare con il pianoforte di Dado Moroni, avrebbero dovuto essere presenti Darryl Hall e il suo contrabbasso. Purtroppo, un problema di salute ha costretto l’artista di Philadelphia a rinunciare alla data vicentina. Fortunatamente la dea Tyche, probabilmente nascosta tra le statue che amorevolmente abbracciano la platea del teatro, ha sostenuto la direzione artistica personificandosi nel talento indiscutibile di Luca Bulgarelli il quale, già presente per il secondo set con Enrico Pieranunzi, ha messo a disposizione strumento, tecnica e cuore.

Nonostante questo grave imprevisto (Darryl Hall, a cui auguriamo sentitamente di tornare il prima possibile in perfetta forma, non ce ne voglia) l’intera serata è destinata a restare nella memoria di tutto il pubblico presente per molto tempo.

Ma andiamo con ordine. Già consultando il programma si poteva intuire che si sarebbe assistito a due performance eccezionali: Dado Moroni (ai suoi tempi enfant prodige del pianoforte) è uno dei più affermati ed apprezzati jazzisti italiani con un palmares che conta collaborazioni con personaggi come Dizzy Gillespie e Freddie Hubbard; dal canto suo Enrico Pieranunzi, una delle figure più significative delle scena post-bop internazionale, presenta un curriculum che se messo assieme a quello di Moroni rischia di portare allo svenimento; e infine Seamus Blake, sassofonista londinese di stanza a New York, anche lui con collaborazioni da capogiro, le cui doti artistiche l’hanno portato a ricevere il Thelonious Monk Award come migliore sassofonista davanti ad una giuria formata da Wayne Shorter, George Coleman e Joshua Redman, tra gli altri.

Una serata dunque di superstar del jazz in cui, per rincarare la dose di assoluta eccezionalità dell’evento, Dado Moroni ha voluto rendere omaggio assieme a Bulgarelli, a Jimmy Blanton, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita. Blanton fu il primo contrabbassista a “re-inventare” questo strumento nel ruolo di solista che così aprì la strada alla scoperta delle potenzialità espressive dell’ingombrante arco e cambiò per sempre la storia della musica.




Il primo set si è così disteso tra pianoforte e contrabbasso sulle note di Blanton e di Duke Ellington, regalando al pubblico l’opportunità di godere, nell’essenzialità di un duo così fatto, di tutte le meravigliose sfaccettature di suoni e vibrazioni che pianoforte e contrabbasso sanno esprimere ma che spesso, in formazioni più articolate, tendono a restare nascoste. Un tributo alla musica, al jazz, a due strumenti fondamentali del genere che Moroni e Bulgarelli sono stati in grado di trasformare in un’esperienza sonora ed emotiva che di rado capita di vivere.

E siamo solo al promo set. Dopo oltre un’ora di duo, sulla scena sono saliti Enrico Pieranunzi e Seamus Blake, Luca Bulgarelli (indiscutibilmente “man of the match” per la doppia performance) e Jorge Rossy alla batteria.

Senza perdere tempo il quartetto si è lanciato in un turbine ordinato di note, che staccandosi nettamente dal sound del primo set, ha trasportato con sé l’intero teatro a navigare in un mare a volte tempestoso ed irruento, altre più calmo e dolce, in un saliscendi emotivo che lasciava senza fiato. Il sassofono tenore, con cui Blake riesce ad esprimere qualsiasi sfumatura del cuore e della mente, correva incessantemente attorno e attraverso il pianoforte di un Pieranunzi in forma smagliante, raggiungendo apici di elevatissima caratura musicale.




Alle poche persone fra il pubblico che ieri sera hanno deciso per qualsiasi motivo (purtroppo gli appuntamenti infrasettimanali soffrono della frenesia della vita moderna) di ritirarsi al termine del primo set, si può solo ricordare di essersi persi un concerto che nella sua seconda parte ha portato a compimento quello che era iniziato nella prima: una serata di grandissimo jazz, di emozioni, di esaltazione, di puro godimento artistico a cui davvero, ripeto, molto raramente accade di partecipare.

Se questa è stata la prima parte del Vicenza Jazz, non possiamo che attendere con impazienza che venga il resto.


Sebastiano Cazzoli

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