Recensioni - Orchestra del Teatro Olimpico

Recensioni - Orchestra del Teatro Olimpico
Il concerto di lunedì 14 maggio per la 4 giornata del Vicenza Jazz, ha visto salire sul palco del Teatro Olimpico una formazione molto particolare per un jazz festival: quella dell’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza.

Con la direzione del Maestro Alexander Lonquich, l’orchestra di casa si è cimentata nell’esecuzione di un programma originale studiato appositamente per l’occasione. Seguendo quello che si potrebbe definire a grandi linee come il fil rouge della storia del jazz, ossia un percorso di ricerca continua di forme espressive nuove, differenti, di contaminazione tra generi e sperimentazione, il concerto dell’Orchestra del Teatro Olimpico ha voluto far risuonare nel cuore del mondo del jazz la parola della musica classica. Una parola che lunedì sera ha raccontato di come il versante più elegante, sobrio e colto della musica occidentale ha recepito e metabolizzato l’irruzione epocale che il jazz ha costituito nell’universo fatto di strumenti, suoni e uomini che è la musica.



Sulla platea dell’Olimpico, hanno dunque riecheggiato i brani di quegli autori classici del Novecento che si sono posti in ascolto della novità assurda (musicalmente parlando) costituita dalla musica afro americana. E allora ecco che sotto l’attenta direzione del Maestro Lonquich si sono susseguiti i momenti salienti dell’Opera da Tre Soldi di Kurt Weill, de La Création du Monde di Darius Milhaud, dell’Ebony Concerto dell’immortale Stravinskij fino a giungere a toccare le propaggini più estreme di quella musica classica che si spinge oltre sé stessa con Norton Gould e le sue Derivations for Solo Clarinet and Dance Band.

Per un pubblico non specialistico come può essere quello di un festival jazz, ma anche per un pubblico maggiormente consapevole, l’esibizione dell’Orchestra dell’Olimpico ha costituito un’occasione unica per riflettere sul dialogo tra generi, stili e tecniche musicali, per scoprire autori magari più “difficili” da avvicinare ai non addetti. A questo hanno contribuito felicemente anche gli intermezzi didascalici in cui il Maestro Lonquich ha introdotto i vari autori e le opere. Ma soprattutto questa serata è stata l’occasione per ascoltare un’orchestra impeccabile nel suo complesso così come nei suoi solisti, a partire dal clarinetto Tommaso Lonquich.
Un concerto che ha saputo stupire ed entusiasmare il pubblico, anche chi, purista della jazz, avrebbe potuto guardare a questo evento con diffidenza.



Un plauso va tributato dunque tanto alla direzione artistica del festival, che ha avuto il coraggio di inserire nella programmazione di un festival jazz una serata che resta comunque e a tutti gli effetti dedicata alla musica classica, quanto all’Orchestra del Teatro Olimpico che ha saputo incantare per oltre due ore il pubblico del suo teatro.
La direzione del festival non ha comunque mancato di sottolineare quanto e come il jazz sia, da quasi un secolo, musica d’arte al pari di quella accademica, che può trovare casa nei più importanti teatri, così come (unica in questo) anche nei jazz club: una possibilità che non è concessa a nessun'altra musica da molto più di un secolo.

Di seguito riportiamo i dettagli del programma per chi volesse tornare ad indagare lo sguardo con cui la musica classica ha percepito il jazz:

Prima parte
Kurt Weill, Suite da “L’Opera da tre soldi"
Igor Stravinskyij, Tango (piano solo)
Morton Gould, Derivation for Solo Clarinet and Dance Band (solista Tommaso Lonquich)

Seconda parte
Stravinskij, Ebony Concerto per per clarinetto e jazz band (solista Fabio Maini)
Guillaume Comnesson, Techno-Parade (fl, cl, piano)
Darius Milhaud, La Creation du Monde


Sebastiano Cazzoli 

Clicca qui per vedere tutte le foto dei concerti di della XXXIII edizione di New Conversations Vicenza Jazz.